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Risotto con gli asparagi

al tè di zafferano

ingredienti

250 gr riso carnaroli
1 litro brodo vegetale (con Rapunzel, senza lievito)
50 gr burro-soya Provamel
1 scalogno
1 tazzina di caffè acidulato di umeboshi
1 bustina tè verde allo zafferano dei monti Atlas (marca Sultan)
150 gr asparagina
50 gr parmigiano
sale e pepe qb
fiori edibili a piacere

Procedimento

La prima cosa da fare è preparare il brodo. Nel caso di quello vegetale Rapunzel, metto 1 cucchiaino in un litro d'acqua. Porto a ebollizione e poi abbasso il fuoco, mantenendo caldo il brodo e pronto all'uso. Prendo una pentola con fondo spesso, metto dentro il burro-soia e accendo il fuoco, poi aggiungo lo scalogno tagliato a dadini e quando è ammorbidito aggiungo il riso che faccio tostare per qualche minuto. Aggiungo l'umeboshi (che insaporisce un po') e lascio evaporare. A questo punto abbasso il fuoco e aggiungo otto piccoli mestoli di brodo. Faccio cuocere mescolando e quando il brodo è stato assorbito quasi del tutto aggiungo altro brodo. Continuo a mescolare e aggiungo brodo se necessario. Questo per circa 15 minuti.
Quando la cottura è quasi terminata faccio sbianchire per qualche minuto (così diventa bello croccante e il verde diventa nrillantissimo) in un pentolino l'asparagina tagliata a metà. Essendo tenera ho potuto utilizzare tutto il fusto. Quando il riso è al dente posso spegnere e aggiungere il parmigiano, il pepe e in caso un po' di sale, se ce n'è bisogno. Quando la mantecatura è pronta ricopro con gli asparagi. Non ho messo altro parmigiano sopra per mio gusto personale.
I fiori sono un bell'ornamento, per la preparazione, ma sono anche mangiabili.

Dal blog di Bebe Cucci

apranzoconbea.blogspot.it

Notizie e curiosità

Alessandro Magno si lavava i capelli nello zafferano per mantenere il meraviglioso colore arancione lucido. Era uno shampoo molto esclusivo: all'epoca, lo zafferano era raro come i diamanti e più caro dell'oro. Nella Norimberga quattrocentesca e sotto il regno di Enrico VIII in Inghilterra, adulterare lo zafferano mischiandolo con qualcos'altro era un reato passibile della pena capitale. Gli accusati venivano bruciati sul rogo o sepolti vivi con i loro prodotti illegali.